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Musica libera e indipendente

50 FOOT WAVE - FREE MUSIC EP

Settembre 4th, 2006

Autore : 50 Foot Wave

Titolo : Free Music EP

50FWCOVER2.jpgUn quarto di secolo di tenace e ostinata presenza nel mondo del rock alternativo e la militanza in una delle bands più sottovalutate dell’intera scena indie, non hanno affrancato Kristin Hersh dal suo status di figura minore, perennemente ai margini del rock business. A capo dei suoi Throwing Muses ha firmato, assieme alla co-leader Tanya Donnelly, almeno due albums tanto prodigiosi quanto immeritatamente sottovalutati (l’esordio omonimo del 1986 e The Real Ramona del 1991), che da un lato hanno contribuito a introdurre un certo modo di coniugare urgenza punk e melodie pop, e dall’altro hanno fatto da modello per tutta una serie a venire di female-bands.  Mentre la Donnelly, una volta abbandonata la casa madre, ha conquistato una maggiore popolarità grazie alle esperienze con le Breeders prima e con i suoi Belly successivamente, la Hersh ha proseguito con altalenanti fortune l’avventura Throwing Muses, terminata definitivamente nel 1998, intercalandola con prove soliste dagli esiti discontinui. Promo_2.jpgE’ solo nel 2003 che, fiancheggiata dal bassista Bernard Georges e dal batterista Rob Ahlers, Kristin forma i 50 Foot Waves, autori fino ad oggi di due lavori (un mini e un album)  che sembrano  riportarla  al songwriting più diretto ed aggressivo degli esordi. Quest’ultimo Free Music EP viene realizzato affiancando, parallelamente alla normale distribuzione commerciale, la diffusione gratuita dal sito ufficiale della band. Le cinque tracce evidenziano fin dall’incipit di Hot Pink, Distorted, un sound bellicoso, che lascia poco spazio alla leggerezza per privilegiare compattezza e agressività; il passare degli anni ha regalato alla bella voce di Kristin una patina di ruvidezza inedita fino a qualche anno fa, accentuandone le asperità senza nulla perdere in forza espressiva. Tutti pienamente convincenti i cinque episodi, con punte di eccellenza per la già citata traccia di apertura e per le successive Vena Cava (quella che più rievoca i migliori Throwing Muses, con i suoi continui cambi di tempo e l’alternare freschezza e prepotenza), e Pretty Ugly (caratterizzata dal mid-tempo marziale del refrain, e dalla voce di Kristin che raggiunge l’acme dell’intensità). In conclusione pochi fronzoli e molta concretezza a servizio di un sound ‘fisico’ ed efficace, ma non privo di una certa ricercatezza derivante dal raffinato songwriting della leader. Tra le migliori uscite di questo 2006, scaricate, ascoltate, diffondete.

1. Hot Pink, Distorted: FLAC · MP3
2. Vena Cava: FLAC · MP3
3. Pretty Ugly: FLAC · MP3
4. Animal: FLAC · MP3
5. The Fuchsia Wall: FLAC · MP3

Cover Art: JPG · PNG
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Free Music Lyrics: PDF · DOC · RTF · TXT

Autore : VV.AA.

Titolo : SESSION6

Etichetta : TRIBUTETOJOHNPEEL.ORG

jpt006.gifNon credo sia possibile quantificare la fondamentale importanza che la figura di John Peel ha avuto per il mondo del rock’n’roll; se è universalmente riconosciuto il suo ruolo di instancabile talent-scout e formidabile ‘anticipatore’ di tendenze, è altrettanto importante ricordarlo per il fatto di essere stato innanzitutto un puro e semplice ‘music fan’; un uomo che per l’intero corso della sua ultraquarantennale carriera è stato motivato in tutte le sue scelte unicamente dalla genuina passione per il lavoro che svolgeva (il puro concentrato del John Peel pensiero è stato espresso in maniera esemplare da lui stesso quando, interpellato sugli stimoli che lo motivavano nella sua professione, rispose con un disarmante: “I just want to hear something I haven’t heard before”). Tale è stato il rispetto riconosciutogli in vita da musicisti, giornalisti  e semplici appassionati, che non desta meraviglia assistere oggi, a quasi due anni dalla sua scomparsa, ad un continuo proliferare su tutti i media di iniziative tese ad omaggiarne la figura, quando non a volerne proseguire idealmente l’operato. E’ precisamente in questa direzione che si muove l’etichetta responsabile della pubblicazione della compilation in esame; ossequiosa fin nella scelta della denominazione, questa Tributetojohnpeel.org si pone l’intento dichiarato di andare alla ricerca di musicisti emergenti e di talento, ai quali offrire una ribalta inserendoli di volta in volta in una serie di raccolte, volutamente identificate con l’appellativo di ’sessions’. Sebbene nel corso delle selezioni fin qui pubblicate si sia voluto onorare lo spirito delle sessions originarie, preferendo prescindere dall’approfondire un genere in particolare, questa sesta release (la ’session6′ per l’appunto) vede protagoniste una serie di bands accomunate dalla propensione verso un sound ‘chitarristico’. L’onore dell’apertura delle danze spetta ai Don Vito, da Lipsia, brutale terzetto dedito ad un sound strumentale di evidente matrice HC,  che vede chitarra/basso/batteria attorcersi su se stessi, erigendo fulminanti architetture noise; per palati forti. A seguire i Ten Volt Shock,  altro terzetto con base in Germania  (Friburgo), incline ad una forma più organizzata di post-HC, caratterizzata da una maggiore compattezza strumentale e da ritmiche più ordinate e marziali, a scapito però dell’impatto e della spontaneità.
infants.jpgPiù interessanti gli Infants, enigmatica formazione dalla provenienza non ben specificata (la loro homepage recita ‘Oslo, Tokyo, London, United Kingdom’); nella loro ‘Information’ i suoni tornano caotici e sconnessi, a delineare in principio coordinate sfacciatamente no-newyorkesi (quasi dei Contortions privati del sax), salvo poi virare inaspettatamente verso uno sgangherato finale stoner-rock! Disorientanti! Le geometrie matematiche della chitarra e i voli free del sax donano all’attacco della successiva ‘L’Alchimie du Monstre’ degli alsaziani Enregistré par Steve Albini, echi di certo progressive canterburiano, frammisti a sonorità di derivazione post-rock. Nell’insieme un sound tutto sommato convincente, sebbene non eccessivamente personale. Ancora trame strumentali per i seguenti Alarma man, quartetto di imberbi svedesi di Goteborg  qui a proporci la loro ‘High Tech Towers’, che appare poco più del solito esercizio post-tutto (postpunk, postHC, postrock),  diligente compitino di fine-esame alla scuola Fugazi (ma i maestri sono ancora ben lontani). I francesi Death to Pigs si aggiudicano la palma per la scelta del miglior titolo, rievocando atmosfere da b-movie spagnolo con il loro ‘La bestia en calor’, 120 secondi di punk-wave schizoide animata da pulsioni  industriali.
mywaymylove.jpgL’unica formazione asiatica del lotto (e tra l’altro l’anche l’unica ad avere all’attivo un tour italiano), paradossalmente è anche quella più legata a sonorità smaccatamente occidentali;
a formare l’ossatura delle canzoni dei nippon rockers My Way My Love contribuiscono in egual misura riferimenti surf, garage, punk e hard-blues, anche se in questa ‘With a Loose Gripp’ l’influenza più palese sembra essere quella della  prima ondata wave inglese (Joy Division soprattutto). Basso e batteria sono invece i soli protagonisti della successiva ‘I’ dei francesi Gâtechien: la solita matrice post-HC acquista spessore grazie all’uso di strutture ritmiche complesse e al cantato disarticolato del bassista Laurent Paradot, che preferisce modulare indistinti suoni gutturali anzichè affidarsi all’uso di parole di senso compiuto. Se ci fermassimo alle apparenze, i primi 60 secondi di ‘H And Not I’ dei Kimmo non lascerebbero molti dubbi sull’identità della principale fonte di ispirazione di questi finlandesi trapiantati in Francia: troppe sono le affinità tra la voce della cantante Natasha e quella di Bjork, altrettante tra il sound d’insieme della band e quello dei primi Sugarcubes. Proseguendo nell’ascolto, sorprende piacevolmente scoprire invece atmosfere più elettriche, affini a un certo suono Dischord. soeza.jpgAncora voce femminile per i successivi Soeza, che tradiscono la loro provenienza presentando una ‘Brackish Waters’ dal piglio indie-pop molto ‘british’, caratterizzata dalle delicate armonie vocali che vengono punteggiate da un drumming molto presente (nella formazione allargata a 6 elementi sono presenti ben due batteristi). Più ridotto l’organico dei Quack Quack, da Leeds, che ad una sezione ritmica essenziale ma versatile  (menzione d’onore per l’ottimo batterista Neil Turpin), sovrappongono stranianti linee di sinth analogico. Minimalisti nell’assetto strumentale i francesi Chevreuil, duo autore di un math-rock geometrico e squadrato (fortemente ispirato a Don Caballero e Battles), basato sulla iterazione ipnotica di patterns di chitarra sostenuti dagli scarti ritmici della batteria. Calano il sipario i Cau Cational Betreet, autori di una organizzata cacofonia di stampo improvvisativo, che dà però l’impressione di poter essere più incisiva nell’esecuzione live. Promossa a pieni voti dunque questa Tributetojohnpeel, per l’elevata qualità media del materiale selezionato e soprattutto per la lodevole dichiarazione d’intenti; nell’attesa della futura ’session7′ perchè non dedicarsi all’ascolto delle precedenti selezioni?

Don Vito - Antenna (3.6Mb)
Ten Volt Shock - Be Cruel (5.9Mb)

Infants - Information (7.9Mb)
Enregistre par Steve Albini - L’Alchimie du Monstre (10.0Mb)
Alarma Man - High Tech Towers (13.5Mb)
Death to Pigs - La Bestia En Calor (4.9Mb)
My Way My Love - With a Loose Gripp (10.0Mb)

Gatechien - I (6.6Mb)
Kimmo - H And Not I (11.8Mb)
Soeza - Brackish Waters (5.3Mb)
Quack Quack- Cut Me Some Slacks (9.8Mb)
Chevreuil - Capcombat (3.9Mb)
Cau_Cational Betreet - Zeus Engine (14.3Mb)

Autore : SLEEPWALK IN EL PASO

Titolo : SILHOUETTE OF A CITY

Etichetta : DIGITALKUNSTRASEN.NET 

dka010_183.jpgSe è vero che spesso il nome di una band ne segna le “ tracce” e ne dirige il destino, come non potrebbe questo gruppo originario di un borgo della Westfalia (Recklinghausen per i cultori del dettaglio) non esprimere un sound che si sposti su diversi fronti e che intenda combinare diversi approcci alla musica.
Infatti la  loro Sleepwalk , che si lascia interpretare come figura metaforica che “passeggi” tra meraviglia, estasi positiva e sonno incosciente, si localizza in El Paso, storica città di confine tra gli Usa e il Messico, tra una speranza di vita e una vita da disperati.

E’ lì, dove  pulsa una miscellanea di culture e idiomi spesso in contrasto , che trae linfa vitale  il senso di estrema schizofrenia di una band che non vuole etichettarsi ma che cerca ogni volta una diversa angolazione visiva.

Ed è così che mentre sembra trionfare quello che usualmente è definito posthardcore fatto di riffs ritmici di lancinanti performance vocali (“Magneto”), in altri brani prendono forma cupe atmosfere psichedeliche che fluiscono in ballate intense e struggenti(“Oceanic cure”).

sleepwalk_in_el_paso.jpgNato nel 2004, il sestetto teutonico ha assestato già due ben riusciti colpi  nel mercato discografico pubblicando altrettanti EP dall’ispirazione fluttuante come l’incedere di un sonnambulo. Nel recente (lug. 2005) “The silouette of a city” si materializzano i fantasmi che già aleggiavano nel precedente lavoro sottoforma di sonorità non molto distanti dalle lezioni di bands leggendarie come i RHCP o i Cure (il cantante Peter Rossmann sembra voler incarnare- vedi “Grandmaster”- l’alter ego di Robert Smith). Le prove live degli Sleepwalk in El Paso hanno già dato esiti confortanti: solo col tempo però sarà possibile verificare l’impianto e il cammino definitivo dei percorsi onirico-musicali del gruppo.


Autore : BRUSPI

Titolo : I LOOK PRETTY WHEN I’M ALONE

Etichetta : BEATISMURDER.COM 

bim02cover.gifSeconda uscita per l’etichetta viennese, questo primo e (almeno per ora) unico lavoro a nome Bruspi viene pubblicato a distanza di un anno dalla sua realizzazione; frammenti di nowave, post-punk e elettronica deviata, tritati in un frullatore impazzito e risputati sotto forma di queste otto tracce malsane; la partenza è bruciante con "The bugs, the buuuuugs!" : una base ritmica feroce fa da tappeto alle torbide traiettorie disegnate da chitarre ed elettronica, il tutto ad assecondare una voce malandata e corrotta, a tratti come priva di freni.

Se il riferimento vocale può essere il David Yow dei primi Jesus Lizard, l’andamento deragliato della traccia rimanda a un certo suono Amphetamine Reptile (Cows in particolare) infettato ulteriormente dall’uso ‘noisy’ dell’elettronica. I ritmi rimangono incalzanti anche per la successiva "Cut/Hair/lick/Ass" dove la strumentazione analogica cede però il passo al drumming digitale e ai campionatori.

L’ascolto complessivo evidenzia nell’insieme un suono in perenne equilibrio tra impostazione rock (ascoltare l’incipit di "thousands of stars, rockguitars!", con le sue ritmiche squadrate e le chitarre in bell’evidenza) e sperimentazione digitale (la già citata "Cut/Hair/lick/Ass" e "International Karate"), con occasionali e consapevoli ’scivolate’ nell’uno o nell’altro versante.

A mo’ di chiosa finale dell’intero lavoro, e in netta antitesi dell’apertura delle danze, la nenia gracile "i believe in the power of honesty and obviously you don’t", inaspettata tregua al termine di 20 minuti abbondanti di assalto all’arma bianca.

Nel complesso un lavoro riuscitissimo che colpisce soprattutto per lucidità e chiarezza d’intenti; asprezze e disarmonie sempre a servizio di una visione lucida e personale della forma-canzone. Ascolto doveroso per tutti coloro che ancora nutrono dubbi sull’effettivo valore di quanto prodotto in ambito netlabels.

Autore : JUNIQUE FOIS PI/HERMELIN

Titolo : SPLIT LP

Etichetta : 12rec

12rec.030.jpghermelin2.jpgA poco più di dieci anni dalla sua nascita, il post-rock non sembra godere di buona salute, stancamente avviato com’è verso una poco dignitosa terza età; i pionieri del genere si dibattono sempre più fiaccamente tra dischi anonimi (il nuovo Mogwai), reunions discutibili (Slint e Don Caballero) e collaborazioni poco convincenti (Tortoise con Will Oldham); e mentre epigoni e presunti eredi si sprecano un po’ ovunque, con esiti il più delle volte poco degni di nota, la stampa specializzata ha già da tempo scaricato il fenomeno, per dedicarsi alla immancabile ‘next big thing’ del momento.

Appare quindi perlomeno bizzarro che dalla periferia di rocklandia (Hannover e Colonia non sono propriamente Chicago e N.Y.) due gruppi formati da musicisti poco più che adolescenti decidano di ricusare il dogma imperante del revival punk-funk, per sposare la causa meno premiante di un certo tipo di rock ‘matematico’.

Non troverete, pertanto, refrains ammiccanti e ritmi danzabili a base di charlestones in levare in queste sette tracce strumentali (quasi) equamente ripartite tra le due bands; piuttosto progressioni armoniche che si evolvono in costante mutamento tra quiete e furore, dipanate su patterns ritmici complessi e articolati.

junique_fois_pi_foto_portrait.jpgAprono le danze gli Junique Fois Pi, da Colonia, classico trio basso, chitarra e batteria. Delle due formazioni protagoniste di questo split, sono quelli più chiaramente riconducibili ad atmosfere post-rock. I quattro pezzi qui presentati (originariamente pubblicati sul CD-r "Plus" del 2004) mettono in evidenza un suono compatto e maturo, frutto di una notevole coesione strumentale, dove sono le variazioni ritmiche, al pari della costruzione melodica, a sostenere la struttura dei brani.

La buona espressività e la grande ricchezza dinamica garantiscono un ascolto esente da momenti di noia o stanchezza (rischio, purtroppo, spesso connaturale al genere), con picchi particolarmente ispirati, specie nella seconda traccia "changement (de la methode)", con una batteria marcatamente ‘jazzy’ a fare da spalla alle evoluzioni della chitarra.

04_sir.jpgVengono da Hannover, invece, i quattro Hermelin; già attivi a partire dal 2001 nella locale scena indie (sotto il monicker "Soacked in red"), approdano al debutto solo cinque anni dopo, con le tre tracce qui presenti. Il maggiore tratto distintivo della band sembra essere un approccio più melanconico alla materia ‘post’, uno spleen che pervade l’intero lavoro, mitigando le asperità del suono; a tratti trapelano, semioccultate dalla veemenza dei passaggi più accesi, echi di certa dark/wave dei primi anni ‘80.

Rimanendo in ambito squisitamente post-rock, il metro di paragone più attinente sembrano essere gli Explosions in the sky, dei quali condividono la propensione per la struttura ‘in crescendo’ dei brani e per un certo lirismo drammatico, caratterizzati però da una maggiore aggressività.

In definitiva un’ottima uscita per la 12REC, insolita escursione in ambito rock per un etichetta che finora ha privilegiato un discorso più prettamente elettroacustico. Caldamente consigliato, anche ai non iniziati al genere.

 

petit craque 4.2M
changement (de la methode) 8.7M
clapotation (de la structure) 7.9M
plus 14.0M
nova police 9.2M
meskalin blonde 6.5M
angesichts verlassener viertel 10.7M